FLUSHTUBE PAVILION_B.R.R.Group: M. Benucci, C. Radeglia, A. Rosa

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Il progetto del padiglione inserito nell’ambito del tema TEVERE CAVO muove dall’idea di negoziare con un ecosistema naturale che è proprio di questo fiume. Il nome del padiglione, flushtube, rimanda ad alcune accezioni come al verbo fluire, lavare, sciacquare, colorare. Uno spazio di interrelazioni che nasce dal Tevere e vive solo grazie ad esso e ai suoi fruitori. La materializzazione dell’idea è espressa in un tubo trasparente di 20 metri di lunghezza, con un ingombro di 12 x 12 metri e composto da 40 moduli-sezioni che si snoda in prossimità di ponte Milvio (a est dello stesso). La sua morfologia serpentinanasce proprio dal flusso (portata) del fiume e da quello informativo introdotto ancora dal fiume e dai fruitori. L’acqua del Tevere, d’aiuto anche alla generazione di energia attraverso delle micropale in profondità che sfruttano il moto dello stesso, pompata all’interno della doppia membrana esterna e filtrata dalla presenza di alghe fitodepuranti si muove liberamente nel padiglione generando una concezione di trasparenza, colore e pulizia poiché man mano che si attraversa la struttura si ha sempre una percezione diversa dell’ambiente esterno ed interno poiché, il colore è visto in maniera diversa in base alla pulizia raggiunta delle acque. Queste vengono poi rilasciate in un ciclo continuo di interazione. Questo è un altro tema condotto attraverso lo strettissimo rapporto natura-information technology-uomo. I visitatori hanno la possibilità di interagire con la struttura. Essi munendosi di un QR Code hanno la possibilità che questo venga letto da dei dispositivi all’interno della struttura e proiettato in uno spazio che solo dimensionalmente rompe la continuità del flusso di colori generato dalla pulizia delle alghe fitodepuranti. Il QR Code rimanda ad un sistema informativo in cloud che permette l’acquisizione di immagini da proiettare. 20 piani proiettivi tra 20 gradazioni di colore. L’informazione, dunque, arrivando attraverso il Tevere genera energia, trasparenza, colore, pulizia mentre col supporto dei visitatori si vitalizza o meglio umanizza il sistema poiché essi sono come dei registi che decidono cosa vedere e percepire all’interno, sia come visuali che proiezioni.

 

project:  http://carmeloradeglia.altervista.org/TEVERE%20CAVO/allestimento/allestimento.prog.html

 

Logica-Eco-Logica_Una nuova negoziazione con la natura

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B.R.R.group (Matteo Benucci, Carmelo Radeglia, Alessandro Rosa)

http://brrgroup.altervista.org/

ITCAAD14_Prof.A.Saggio, Arch.: R. Angelini, G. De Francesco

La terra per gli Etruschi è viva. La terra parla
Prof. Antonino Saggio, lezione Tevere Cavo

Partendo dal concetto e dall’utilizzo delle vie cave, in epoca etrusca, siamo intervenuti per far riemergere nella e dalla terra quel carattere vivo, di essere vivente, contenitore ed emettitore di informazione, considerando la terra come una realtà animata.
Il progetto Logica-Eco-Logica muove i suoi principi proprio da questa espressione e cerca di ridare vita al Parco dell’Inviolatella Borghese, luogo confiscato alla criminalità organizzata negli anni settanta, riportato alla vita ma successivamente chiuso per la mancanza di fondi necessari alla
manutenzione. Paradosso che ha portato, in breve tempo, dall’istituzione alla successiva chiusura, quasi un ritorno, una perdita di significato e coscienza che svilisce l’operato della comunità che si è battuta per alcuni decenni per l’ apertura del Parco stesso.
La nostra azione mira a ridar vita a tutto questo e a scardinare le consumate logiche di parco-giardino attraverso una volontà produttiva che possa far riemergere la zona dal punto di vista esistenziale e generativo. Generativo perché il nostro fine è quello sviluppare una morfologia, un paesaggio in grado di strutturare pratiche utili alla sussistenza della comunità, concepite secondo una logica ecologica, del disinquinare, della reinterpretazione del suolo, della rigenerazione della terra.

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Najjar & Najjar Architects: IRIS

Kinematic Sea Pods Generate Energy in the Shadow of Beirut’s High-rises

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In an effort to reclaim Beirut’s coastline from soaring coastal developments, local architecture firm Najjar & Najjar Architects has created IRIS, a kinematic pod installation that serves as a modern-day civic refuge and energy-harvesting machine. Once an expansive coastline used by fishermen and locals, Beirut‘s seafront has been overcome with high-end residential buildings that deprive people living in traditional single-family homes from their once-expansive views. The pods will not only provide these people with a more intimate connection to the Mediterranean Sea, but they’ll provide energy too!

Najjar & Najjar developed the IRIS pods to create accessibility to the sea in a way that profoundly connects the viewer with their environment. The large, eye-shaped IRIS structures provide surrogate views of the sea that were historically offered by traditional sea front homes in the area. Built with metal and wooden materials, the large “eye pods” are connected firmly to the coastline’s edge to give visitors a one on one emotive relationship with the surrounding natural environment. The structures are connected by extended antenna to floating buoys in the sea so that as the buoys move with the motion of the sea, the IRIS eyelids “blink” in coordination.

Not only a refuge for local nature lovers, IRIS also generates energy thanks to its kinematic design, which propels ocean energy through a network of cables to many dispossessed homes that sit in the shadow of the surrounding highrises. According to the architects, this nature-influenced initiative provides a much needed balance between rapid urban development and environmentally respectful design. They explain, “IRIS is an attempt at resisting the expropriation of Beirut’s open coastline, returning the sea back to the fishermen and the local habitants of the Ras Beirut district. Through architecture, it materializes the threshold condition between two very distinct, yet concomitant entities: the dense city and the open sea. Waves transform the kinematic structure into an experience of place and help harvest energy for the fishermen community.”

fonte: http://inhabitat.com/iris-kinematic-sea-pods-generate-energy-in-the-shadow-of-beiruts-high-rises/

 

“monologo dei cretini” di Nostra Signora dei Turchi e Frate Asino in “Sono apparso alla Madonna” di C. Bene

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Ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno visto la Madonna. Io sono un cretino che la Madonna non l’ha vista mai. Tutto consiste in questo, vedere la Madonna o non vederla. San Giuseppe da Copertino, guardiano di porci, si faceva le ali frequentando la propria maldestrezza, e le notti, in preghiera, si guadagnava gli altari della Vergine, a bocca aperta, volando. I cretini che vedono la Madonna hanno ali improvvise, sanno anche volare e riposare a terra come una piuma. I cretini che la Madonna non la vedono, non hanno le ali, negati al volo eppure volano lo stesso, e invece di posare ricadono come se un tale, avendo i piombi alle caviglie e volendo disfarsene, decide di tagliarsi i piedi e si trascina verso la salvezza, tra lo scherno dei guardiani, fidenti a ragione nell’emorragia imminente che lo fermerà. Ma quelli che vedono non vedono quello che vedono. Quelli che volano sono essi stessi il volo. Chi vola non si sa. Un siffatto miracolo li annienta: più che vedere la Madonna, sono loro la Madonna che vedono. È l’estasi questa paradossale identità demenziale che svuota lorante del suo soggetto e in cambio lo illude nella oggettivazione di sè, dentro un altro oggetto. Tutto quanto è diverso, è Dio. Se vuoi stringere sei tu l’amplesso, quando baci la bocca sei tu. Divina è l’illusione. Questo è un santo. Così è di tutti i santi, fondamentalmente impreparati, anzi negati. Gli altari muovono verso di loro, macchinati dall’ebetismo della loro psicosi o da forze telluriche equilibranti , ma questo è escluso. È così che un santo perde se stesso, tramite l’idiozia incontrollata. Un altare comincia dove finisce la misura. Essere santi è perdere il controllo, rinunciare al peso e il peso è organizzare la propria dimensione. Dove è passata una strega passerà una fata. Se a frate Asino avessero regalato una mela metà verde e metà rossa, per metà avvelenata, lui che aveva le mani di burro, l’avrebbe perduta di mano. Lui non poteva perdersi o salvarsi, perchè senza intenzione, inetto. Chi non ha mai pensato alla morte è forse immortale. È così che si vede la Madonna. Ma i cretini che vedono la Madonna, non la vedono, come due occhi che fissano due occhi attraverso un muro: miracolo è la trasparenza. Sacramento è questa demenza, perchè una fede accecante li ha sbarrati, questi occhi, ha mutato gli strati, erano di pietra gli strati, li ha mutati in veli. E gli occhi hanno visto la vista. Uno sguardo. O l’uomo è così cieco, oppure Dio è oggettivo. I cretini che vedono, vedono in una visione se stessi, con le varianti che la fede apporta: se vermi, si rivedono farfalle, se pozzanghere nuvole, se mare cielo. E dinanzi a questo alter ego si inginocchiano come davanti a Dio. Si confessano a un secondo peccato. Divino è tutto quanto hanno inconsciamente imparato di sè. Hanno visto la Madonna. Santi. I cretini che non hanno visto la madonna, hanno orrore di sè, cercano altrove, nel prossimo, nelle donne – in convenevoli del quotidiano fatti preghiere – e questo porta a miriadi di altari. Passionisti della comunicativa, non portano Dio agli altri per ricavare se stessi, ma se stessi agli altri per ricavare Dio. L’umiltà è conditio prima. I nostri contemporanei sono stupidi, ma prostrarsi ai piedi dei più stupidi di essi significa pregare. Si prega così oggi. Come sempre. Frequentare i più dotati non vuol dire accostarsi all’assoluto comunque. Essere più gentile dei più gentili. Essere finalmente il più cretino. Religione è una parola antica. Al momento chiamiamola educazione.

Carmelo Bene

(monologo) http://www.youtube.com/watch?v=PueXMOiJ-sY

Nostra Signora dei Turchi (film completo):